Stai valutando di iniziare un percorso psicologico ma non sai cosa aspettarti? Magari hai già fatto qualche ricerca sul web e hai adocchiato il profilo di qualche psicologo vicino a te… ma, ogni volta che provi a contattarlo, ti blocchi.
È normale sentirsi confusi e pieni di dubbi prima di iniziare. Molte persone, infatti, non sanno come funziona davvero la psicoterapia. La mancanza di informazioni chiare può suscitare timori infondati che, a volte, impediscono di fare il primo passo.
In questo articolo proverò a rispondere ad alcune delle domande più frequenti che le persone si pongono prima di intraprendere un percorso di terapia. Sapere cosa aspettarti ti aiuterà a vincere alcune paure e a prepararti ad affrontare il primo colloquio con più serenità.
Cos’è e come funziona un percorso psicologico
Un percorso psicologico è un processo di crescita e cambiamento basato sulla relazione tra paziente e terapeuta.
Le motivazioni per cui le persone possono decidere di iniziare un percorso psicologico sono molteplici: affrontare un momento di malessere, migliorare le proprie relazioni o, semplicemente, conoscersi meglio. Se ti stai chiedendo quando è il momento giusto per chiedere aiuto, ne parlo più approfonditamente nel mio articolo su come capire se si ha bisogno di uno psicologo.
Lo psicoterapeuta è un professionista della salute mentale che, grazie alla sua formazione specifica, è in grado di aiutare il paziente ad apportare i cambiamenti desiderati, valutando volta per volta i metodi e le strategie più indicate.
Ogni percorso psicologico è diverso dall’altro per obiettivi, durata e tecniche utilizzate. Tuttavia, è possibile individuare degli elementi comuni. Vediamone insieme alcuni.
Durata e frequenza delle sedute psicologiche
Un percorso psicologico prevede una serie di incontri con caratteristiche specifiche. Ogni terapeuta può strutturare gli incontri seguendo regole leggermente diverse, ma, generalmente, il colloquio ha una durata standard di 50 o 60 minuti.
Fondamentale, per l’efficacia del percorso, è la continuità del lavoro: non basta incontrarsi una volta ogni tanto, quando se ne sente la necessità. Per ottenere cambiamenti profondi e duraturi è indispensabile partecipare alle sedute con costanza.
Nella maggior parte dei casi, gli incontri avvengono una volta a settimana. Questa cadenza permette di garantire continuità e costruire una buona relazione tra paziente e terapeuta. Incontri troppo distanziati rischiano di rallentare il processo terapeutico, rendendolo più frammentario, come confermato dalle evidenze scientifiche presenti in letteratura (Chiarova et al., 2024).
Un dettaglio importante a cui prestare attenzione riguarda la gestione del tempo. Quando lo psicologo ti comunica data e ora dell’appuntamento, sta riservando per te quello spazio in modo esclusivo. Solitamente, in caso di ritardo, non è possibile prolungarsi oltre l’orario prestabilito, per non togliere tempo al paziente successivo. Ciò significa che la tua seduta potrebbe essere più breve di quanto previsto. Può sembrare rigidità, ma in realtà anche questa è una forma di cura. Le sedute avvengono all’interno di una cornice spazio-temporale con confini precisi e rispettarli fa già parte del lavoro terapeutico.
Ad ogni modo, durante il primo colloquio, lo psicologo ti comunicherà tutte le informazioni necessarie su durata, frequenza degli incontri, gestione dei ritardi e politica di cancellazione delle sedute.
Parlare con lo psicologo non è come parlare con un amico
Il cambiamento, in psicoterapia, avviene attraverso la relazione tra paziente e terapeuta.
Molte persone sono convinte che andare dallo psicologo sia superfluo, se si hanno degli amici o dei familiari con cui parlare. Ma l’interazione che avviene durante le sedute psicologiche ha delle caratteristiche distintive che rendono la relazione terapeutica diversa da qualsiasi altra relazione della vita quotidiana.
In primo luogo, lo psicologo non ti conosce. Non sa nulla di te, se non quello che tu stesso deciderai di raccontare in seduta. La mancata conoscenza pregressa permetterà al professionista di valutare la tua situazione con uno sguardo più obiettivo, privo di pregiudizi o aspettative. Questo è uno dei motivi per cui l’etica professionale vieta allo psicologo di prendere in carico amici, parenti o conoscenti. Essere troppo coinvolto emotivamente nella vita del paziente impedirebbe di mantenere quell’atteggiamento neutrale ed imparziale che risulta indispensabile nel processo di cura.
Alcuni si chiedono: “ma perché dovrei raccontare i miei problemi ad uno sconosciuto?” In realtà lo psicologo può offrirti un aiuto efficace proprio perché è uno sconosciuto. Se fosse parte della tua quotidianità, non potrebbe aiutarti in modo altrettanto professionale, nonostante gli anni di studio e l’esperienza maturata. Ciò non significa che la relazione tra terapeuta e paziente debba essere fredda e distaccata. Al contrario, accoglienza, empatia, sostegno e fiducia reciproca sono fondamentali per una buona alleanza terapeutica. Un buon professionista saprà trasmettere vicinanza emotiva e calore umano, pur nel rispetto dei vincoli professionali.
Un ultimo elemento chiave è la riservatezza. Lo psicologo è tenuto al rispetto del segreto professionale, così come stabilito dal codice deontologico degli psicologi italiani. Questo significa che farà il possibile per tutelare la tua privacy, garantendo uno spazio d’ascolto sicuro e non rivelando in alcun modo ciò che apprenderà sul tuo conto nel corso delle sedute.
Lo psicologo non ti dice cosa fare
Può capitare di arrivare in terapia con molti dubbi irrisolti su sé stessi o sul proprio percorso di vita. In questi casi, spesso si avverte l’urgenza di trovare delle risposte concrete: perché mi ritrovo sempre in questa situazione? Sbaglio io o sono gli altri che non capiscono? Cosa dovrei fare?
Tuttavia, per quanto possa apparire frustrante, neanche lo psicologo possiede tutte le risposte a simili domande. A questo punto potresti chiederti: ma allora a cosa serve davvero iniziare un percorso psicologico?
Un percorso psicologico è, innanzitutto, un lavoro di ascolto profondo del proprio mondo interiore. In questo processo di autoindagine, il compito dello psicologo non è offrirti soluzioni preconfezionate, ma guidarti passo passo affinché tu possa trovare in autonomia le soluzioni che funzionano meglio per te.
La terapia è un cammino di liberazione da quei condizionamenti, interni ed esterni, che ci imprigionano in una condizione di malessere emotivo e ci impediscono di crescere e progredire. Lo psicologo lavorerà al tuo fianco, ma senza mai sostituirsi a te.
Infatti, se lo psicologo ti dicesse cosa fare, si creerebbe un pericoloso squilibrio di potere all’interno della relazione terapeutica e potresti diventare sempre più dipendente dai suoi consigli e dalle sue rassicurazioni.
L’obiettivo di una buona terapia è esattamente l’opposto: fornirti gli strumenti affinché tu possa tornare ad essere protagonista della tua vita, recuperando spazi di autonomia psichica e prendendo le tue scelte di vita con più determinazione e consapevolezza.
I dubbi più comuni prima di iniziare un percorso psicologico
Andare dallo psicologo significa mettersi in discussione e affrontare le proprie paure. È normale sentirsi incerti su cosa aspettarsi e sperimentare un certo disagio iniziale. Sulla psicoterapia circolano ancora molti pregiudizi e dicerie infondate. Ciò fa sì che, spesso, si arrivi al primo colloquio molto insicuri e timorosi. Non c’è nulla di male in questo: lo psicologo capirà il tuo imbarazzo e non ti giudicherà. Al contrario, farà il possibile per metterti a tuo agio.
Tuttavia, avere le idee più chiare su cosa accadrà può aiutare a sciogliere qualche timore, così da arrivare alla prima seduta di psicoterapia con maggiore serenità. Ecco dunque qualche informazione che potresti voler conoscere prima di iniziare un percorso psicologico.
Cosa aspettarsi dalla prima seduta con uno psicologo
La prima seduta psicologica è spesso uno dei momenti emotivamente più intensi di un percorso di psicoterapia. È comune giungere al primo incontro con un professionista al termine di un lungo periodo di riflessione, magari dopo aver provato, senza successo, a risolvere da soli le proprie difficoltà.
Non c’è un modo giusto di vivere il primo colloquio. Nella mia pratica clinica come Psicologa e Psicoterapeuta, ho notato che alcuni arrivano con tante cose di cui parlare e la fretta di riuscire a dire tutto. Altri, invece, non sanno da dove iniziare e non riescono a trovare le parole. C’è chi parla a ruota libera, senza fermarsi… e chi fatica a mantenere il filo del discorso e ha bisogno di essere guidato con domande mirate. In entrambi i casi, andrà bene così: un percorso psicologico non è una performance! Sentiti libero di esprimerti nel modo che ti viene più naturale.
Il primo colloquio è soprattutto un momento di conoscenza reciproca e di esplorazione iniziale delle tue difficoltà. In questa prima fase, lo psicologo ti chiederà quali sono le motivazioni che ti hanno spinto a chiedere aiuto. L’obiettivo è chiarire la natura del tuo malessere e le tue aspettative rispetto al percorso. Solitamente, durante il primo colloquio, si cerca anche di ricostruire brevemente la storia evolutiva del paziente e la sua situazione di vita attuale. A tal fine, potrebbero esserti poste alcune domande sulla tua famiglia, sul tuo percorso di studi o di lavoro e sulle tue relazioni significative. Infine, verranno definiti insieme gli obiettivi da raggiungere e lo psicologo ti illustrerà il metodo di lavoro e le regole principali del percorso.
Un ultimo aspetto, poco conosciuto, da tenere a mente: il primo colloquio psicologico non è vincolante. Serve anche a valutare insieme se c’è abbastanza sintonia per proseguire con altri incontri.
Ho iniziato un percorso psicologico: quando vedrò i primi risultati?
Una delle domande più frequenti, quando si decide di iniziare un percorso psicologico, è: quanto tempo ci vorrà?
Non c’è una risposta univoca. La durata di una psicoterapia dipende da numerose variabili, tra cui: natura del problema iniziale, durata dei sintomi e risorse disponibili.
Molti dei miei pazienti riferiscono di sperimentare un certo sollievo già dopo la prima seduta. Tuttavia, occorre distinguere il sollievo emotivo, transitorio, dai benefici più profondi e duraturi. La psicoterapia non è uno sfogo emotivo. Non serve solo a parlare delle proprie difficoltà, ma ad attuare dei cambiamenti concreti nella propria vita. E i cambiamenti richiedono tempo.
Alcuni psicoterapeuti potrebbero assegnarti dei compiti su cui lavorare tra una seduta e l’altra, altri potrebbero lasciarti solo qualche spunto di riflessione. Non sottovalutarli. Il tempo delle sedute è prezioso, ma gran parte del lavoro avviene fuori dalla stanza di terapia, nella vita quotidiana.
Alcune ricerche suggeriscono che circa il 50% dei pazienti raggiunge miglioramenti apprezzabili entro le prime 8-10 sedute. Tuttavia, percepire un miglioramento e risolvere stabilmente le proprie difficoltà sono due cose diverse. Molte persone commettono l’errore di interrompere la terapia non appena iniziano a notare i primi benefici. Per consolidare tali benefici, potrebbero però essere necessari tempi più lunghi, soprattutto quando il lavoro riguarda aspetti più profondi della personalità o della storia personale. Questo non significa che i percorsi debbano necessariamente durare anni: l’obiettivo di ogni psicoterapeuta è fare in modo che il paziente, a un certo punto, non abbia più bisogno di lui.
Il momento in cui ci si guarda negli occhi e ci si dice che, forse, è arrivata l’ora di salutarsi può essere molto commovente. Significa riconoscere che è stato fatto un buon lavoro e che, dopo il cammino fatto insieme, è tempo che il paziente prosegua da solo, per la propria strada.
Vincere la paura e fare il primo passo
Se sei giunto fin qui, hai già tutte le informazioni di base per arrivare preparato al primo colloquio con un professionista. Tuttavia, se hai ancora qualche dubbio sul fatto che iniziare un percorso psicologico possa effettivamente aiutarti, ti consiglio di leggere anche il mio articolo sui benefici della psicoterapia.
Voglio però essere onesta: la mera comprensione intellettuale di come funzioni un percorso di terapia, da sola, non sempre è sufficiente a sciogliere tutte le riserve. Spesso, infatti, non è solo la mancanza di informazioni a bloccarci, ma la paura.
Questa paura può assumere forme diverse: paura di scegliere il professionista sbagliato, paura di non sentirsi compresi o a proprio agio, paura del cambiamento. Spesso la paura più grande è quella di dover fare i conti con sé stessi, con le proprie ferite passate e con emozioni scomode che vorremmo mettere a tacere.
È tutto perfettamente normale. Il punto non è arrivare al primo colloquio privi di dubbi o paure, ma trovare il coraggio necessario a fare il primo passo, nonostante la paura. Il primo colloquio è, fra le altre cose, un momento perfetto per condividere i propri timori e le proprie perplessità rispetto ad un eventuale percorso di terapia. In quella sede, avrai l’opportunità di chiedere direttamente al professionista tutto ciò che ancora non ti è chiaro.
Ma come scegliere il professionista giusto? In rete potrai trovare numerose informazioni sugli psicologi disponibili nella tua città, sulla loro formazione ed esperienza. Tuttavia, le informazioni più preziose non le troverai scritte su un curriculum, ma dentro la stanza di terapia. Non esiste un professionista migliore in assoluto. Il professionista giusto è quello che ti trasmette fiducia e ti fa sentire al sicuro, anche quando in seduta vengono affrontati argomenti difficili.
Non mi resta che augurarti buon inizio e buon percorso.
Bibliografia
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