Indecisione cronica: cosa fare quando decidere fa paura

Indecisione cronica L'immagine mostra una figura di donna pensierosa, con dei punti interrogativi sopra la sua testa, per rappresentare il dubbio e l'incertezza

In questo articolo

Ti è mai capitato di essere in dubbio sulla scelta giusta da fare? Probabilmente, almeno una volta nella vita, ti sarai ritrovato a fare liste infinite di pro e contro, rimuginando per ore su quale tra le tante opzioni disponibili fosse la migliore. Ma, mentre valuti minuziosamente ogni possibile scenario, i dubbi crescono: e se prendo la scelta sbagliata? E se poi me ne pento? E intanto il tempo scorre, l’ansia cresce, la mente si annebbia sempre di più. Prendere una decisione definitiva sembra impossibile e tu ti senti sempre più stanco e bloccato. Prendere decisioni è un processo complesso, in cui entrano in gioco variabili relative alle emozioni, ai valori e agli obiettivi personali. Entro certi limiti, è naturale sentirsi incerti e dubbiosi, specialmente di fronte a scelte di vita di una certa rilevanza. Tuttavia, l’indecisione cronica è molto più che un semplice momento di dubbio.

Si tratta di una difficoltà persistente e pervasiva che interessa anche le scelte quotidiane più semplici: cosa guardare in tv, che pizza ordinare, cosa indossare. In questo articolo vedremo perché decidere, a volte, sembra così difficile, cosa si nasconde dietro la paura di sbagliare e come affrontare l’indecisione in modo costruttivo.

L’indecisione cronica è la tendenza a evitare di prendere scelte o rimandarle il più possibile, a causa della difficoltà di arrivare ad una decisione definitiva. Non si tratta di una fase transitoria di incertezza, ma di un’abitudine radicata e generalizzata che interessa ogni ambito della vita: dal lavoro al tempo libero, dalle relazioni alla cura personale. Chi è cronicamente indeciso tende a vivere ogni scelta, anche la più semplice, come una questione di vita o di morte.

Ci sono momenti della vita in cui ci si può sentire smarriti di fronte a scelte che possono apparire più grandi di noi: quale percorso di studi scegliere, se cambiare o meno lavoro, restare nella propria città o trasferirsi. Si tratta di decisioni che, effettivamente, possono avere un impatto decisivo sul corso della nostra esistenza e vanno ponderate con cura.

Tuttavia, la maggior parte delle scelte che prendiamo quotidianamente hanno conseguenze minime o trascurabili: cosa mangiare a cena, mettere il vestito nero o quello blu, uscire o rimanere a casa a guardare un film. Per chi lotta con l’indecisione cronica, anche queste semplici azioni generano una spirale senza fine di overthinking, ripensamenti, ansia e paura di sbagliare, fino alla completa paralisi di ogni possibilità di decidere.

Non si tratta di pigrizia, mancanza di intelligenza o immaturità. È una strategia di difesa: decidere fa paura perché tocca dei nodi profondi che hanno a che fare con la tolleranza dell’errore e dell’incertezza, con la perdita e la rinuncia, ma anche con la responsabilità di affermare la propria volontà e i propri desideri.

Scegliere e rinunciare sono due processi inevitabilmente connessi: ogni volta che prendiamo una decisione, selezioniamo un’opzione escludendone altre. Ma, nella mente di chi è cronicamente indeciso, le opzioni scartate non vengono mai abbandonate del tutto. Rimangono aperte e continuano ad essere valutate. Il dubbio di fondo non è solo: “questa scelta mi soddisfa?” Ma anche: “se scelgo questo, cosa mi perdo? E se ci fosse un’alternativa migliore che non ho considerato?”

L’intolleranza all’incertezza è una disposizione stabile a reagire con avversione o timore alle situazioni ambigue e indefinite. Le persone con elevata intolleranza all’incertezza tendono a percepire tutto ciò che è ignoto come potenzialmente minaccioso. Nel tentativo di ridurre l’ansia, mettono in atto dei comportamenti di sicurezza finalizzati a eliminare l’incertezza, come la ricerca ossessiva di informazioni, l’analisi di ogni possibile scenario futuro e la richiesta di rassicurazioni esterne.

Numerosi studi scientifici hanno dimostrato come un’elevata intolleranza all’incertezza rappresenti uno dei principali fattori predisponenti per l’indecisione cronica. Individui con alta intolleranza all’incertezza tendono a percepire le decisioni come più minacciose, sperimentando maggiori livelli di ansia e paura di sbagliare. Per ridurre l’incertezza intrinseca ad ogni scelta, la persona mette in atto comportamenti di sicurezza quali stilare liste infinite di pro e contro, rimuginare a lungo sui rischi di ogni opzione e sui possibili rimpianti futuri o chiedere ripetutamente consigli ad amici e familiari.

Questi comportamenti, sul momento, danno l’illusione di alleviare l’ansia. Tuttavia, a lungo andare, indeboliscono la fiducia nella propria capacità di tollerare l’incertezza, alimentando ulteriormente l’indecisione, in un circolo vizioso. In questo modo, l’individuo resta bloccato nella ricerca di una certezza assoluta che, nella realtà, risulta impossibile da raggiungere.

Ogni giorno ciascuno di noi è chiamato a prendere diverse decisioni, più o meno importanti. Nella maggior parte dei casi, però, è impossibile stabilire con certezza quale sia “la scelta giusta”. Talvolta, una scelta giusta in assoluto non esiste affatto. Esistono solo delle preferenze individuali, dei desideri e dei valori che orientano il nostro agire. Chi soffre di indecisione cronica cerca di individuare la scelta migliore basandosi esclusivamente su criteri oggettivi e razionali. Ma, così facendo, rischia di perdere progressivamente il contatto con il proprio sentire e con i propri desideri più profondi.

Per ridurre l’ansia e cercare di gestire l’incertezza, l’individuo può mettere in atto diverse strategie.

Nell’impossibilità di prendere una decisione netta e definitiva, accade spesso che la persona procrastini, rimandando il più possibile il momento della scelta. Tutti gli aspetti della propria vita correlati alla decisione da prendere vengono messi temporaneamente in pausa, nella speranza che la situazione si risolva da sola o che arrivi un segnale chiaro ed inequivocabile ad indicare la strada da percorrere. La procrastinazione, in questo caso, diventa un tentativo di evitare l’ansia legata all’atto di decidere. Tuttavia, più la persona rimanda, più l’ansia cresce, rendendo il momento della scelta sempre più difficile.

Un’altra strategia tipica è quella di delegare la responsabilità della propria scelta ad altri. Dietro alcuni comportamenti ricorrenti, come chiedere ripetutamente consigli, si cela il bisogno che sia qualcun altro a scegliere per noi. L’idea è rassicurante: la scelta ci appare più sicura, quando è condivisa con qualcuno. Inoltre, se in futuro dovesse rivelarsi sbagliata, la responsabilità non cadrà esclusivamente su di noi. Chiedere un parere esterno non è necessariamente sbagliato. Tuttavia, quando questo comportamento si estremizza, finisce per limitarci, privandoci della nostra libertà di scelta e rendendoci sempre più dipendenti dal giudizio altrui.

C’è una verità scomoda e silenziosa con cui fare i conti: anche non scegliere è una scelta. Ogni volta che rimandi una decisione per paura, stai implicitamente scegliendo che sia qualcun altro, o il caso, a decidere al posto tuo.

Per superare l’indecisione cronica, non esistono soluzioni magiche o metodi infallibili: occorre allenarsi, gradualmente, a tollerare l’incertezza. Il punto non è arrivare alla scelta privi di dubbi o incertezze, ma imparare a scegliere nonostante la paura di sbagliare.

Per quanto se ne possano valutare a lungo e con attenzione le implicazioni, è impossibile conoscere in anticipo le conseguenze delle proprie scelte. A volte anche le decisioni che appaiono più sensate e ragionevoli potrebbero avere risvolti imprevisti nel futuro. Al contempo, talvolta la scelta giusta si rivela essere quella più azzardata. Decidere in modo efficace non significa necessariamente fare scelte sicure, ma imparare a fidarsi del proprio intuito e del proprio sentire, accettando il fatto che ogni decisione comporta un margine di imprevedibilità.

Tenendo conto di ciò, vediamo insieme alcune strategie pratiche che possono agevolare il processo decisionale.

Si tende a pensare che, per prendere decisioni efficaci, sia indispensabile ricercare informazioni accurate, passando al vaglio più opzioni possibili. In realtà, la psicologia mostra esattamente il contrario: più aumentano le alternative da prendere in considerazione, più diminuisce la nostra capacità di scegliere. Questo fenomeno è noto come paradosso della scelta.

Forse ti sarà capitato di non riuscire a scegliere un film o una serie, su una delle tante piattaforme di streaming, facendo ricerche infinite per poi spegnere la tv senza aver guardato nulla. Su queste piattaforme, il catalogo è troppo vasto e la nostra mente va facilmente in sovraccarico. Le capacità di elaborazione del nostro cervello hanno infatti un limite fisiologico: quando inseriamo nel sistema troppe informazioni da esaminare, andiamo incontro a un fenomeno chiamato paralisi decisionale. Un eccessivo numero di alternative aumenta l’ansia e la paura di sbagliare e può portare a rimandare o a non scegliere affatto. Inoltre, anche quando riusciamo a prendere una decisione, potremmo continuare a rimpiangere le opzioni scartate. Così, il dubbio che esista un’alternativa migliore ci impedisce di essere pienamente soddisfatti della nostra scelta.

Al contrario di quanto si pensi, dunque, una più ampia libertà decisionale conduce ad una maggiore insoddisfazione post-scelta. Per questo motivo, quando siamo chiamati a prendere una decisione, è utile limitare intenzionalmente le alternative da considerare. Anziché espandere all’infinito le possibilità di scelta, è meglio restringere il campo selezionando poche opzioni – idealmente due o tre – tra cui decidere. Infine, occorre ridimensionare le nostre aspettative: la scelta finale non deve rivelarsi perfetta, ma abbastanza soddisfacente.

Secondo il senso comune, lasciarsi guidare troppo dalle emozioni, quando si ha a che fare con scelte importanti, potrebbe portarci fuori strada. Ma è davvero così?

Tradurre tutto ciò nella pratica significa imparare ad ascoltare con più attenzione le nostre emozioni.

Dopo aver riflettuto attentamente, individuando due o tre alternative tra cui scegliere, prova a sentire cosa si muove dentro di te. Cosa provi quando immagini di prendere la scelta A? E come ti senti, invece, se immagini di scegliere l’opzione B? Prova a notare se emergono dei segnali corporei di avversione verso l’alternativa che stai esplorando. O magari potresti sentire una maggiore attivazione positiva – interesse, curiosità, spinta all’azione – nei confronti di una determinata opzione.

Interrogare le emozioni ti aiuterà a decidere consapevolmente, individuando più chiaramente le tue priorità.

Secondo la psicologia, i valori sono credenze di base e principi guida che orientano il comportamento, conferendo senso e motivazione alle nostre azioni. Tutti noi agiamo secondo alcuni valori fondamentali, anche senza esserne pienamente consapevoli. Quando i nostri valori sono confusi, il nostro agire diventa incerto, come se non riuscissimo più a sentire la voce interiore che ci guida, indicandoci la strada da percorrere. È allora che potremmo sentirci smarriti, confusi, indecisi sulla direzione da prendere.

Riscoprire i nostri valori di base ci permette di ritrovare la bussola interiore che ci aiuta ad orientarci nella vita e a decidere con più chiarezza. La domanda a cui rispondere non sarà più: “questa scelta è giusta o sbagliata?” La vera domanda diventa: “questa scelta è coerente con i miei valori?” Nessuna scelta è davvero sbagliata, se è in linea con i principi in cui crediamo. Anche se in futuro dovesse avere delle conseguenze impreviste, non la rimpiangeremo, poiché saranno state le nostre credenze più profonde a guidarci. Prendere decisioni coerenti con i nostri valori riduce l’incertezza e la paura di sbagliare, aiutando a sentirci più soddisfatti della nostra scelta, indipendentemente da ciò che accadrà.

Come fare, dunque, per individuare i nostri valori chiave? In rete puoi trovare diverse liste di valori da cui prendere spunto, ma non servono liste infinite per sapere chi sei e cosa vuoi. Ti lascio un piccolo esercizio pratico per aiutarti a fare chiarezza.

Pensa a tre persone che stimi profondamente e a cui ti ispiri. Può trattarsi di persone della tua vita quotidiana o di personaggi famosi. Ora chiediti: quali qualità ammiri di più in loro? Forse il loro coraggio e la loro determinazione… oppure la gentilezza o l’onestà. Riconoscere le caratteristiche che apprezzi negli altri ti aiuterà a capire quali valori sono davvero importanti per te.

In terapia, inoltre, si favorisce l’ascolto di sé stessi, dei propri bisogni e desideri più profondi. Ciò può aiutarti a individuare obiettivi e valori coerenti con la tua natura più autentica che ti orienteranno e sosterranno nelle scelte quotidiane. La psicoterapia consente infine di accettare che non esisterà mai una scelta giusta in assoluto. Esiste solo una scelta giusta per te, in un determinato momento della tua vita. Imparare a riconoscere la tua voce interiore ti permetterà di ridurre il rumore di fondo che spesso ti confonde e ti porta fuori strada, individuando con più chiarezza ciò che desideri davvero.

Bellelli, G., & Di Schiena, R. (2012). Decisioni ed emozioni. Il Mulino.

Carleton, R. N. (2016). La paura dell’incertezza: un approccio alla psicologia dell’ansia. Raffaello Cortina Editore.

Maldonato, N. M., & Dell’Orco, S. (2010). Psicologia della decisione. FrancoAngeli.

Immagine di Valentina Panepinto

Valentina Panepinto

Psicologa e Psicoterapeuta
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